tratto da "…Lo dice Jacob Burak, miliardario israeliano Domenica 29 novembre 2009 di Salvatore Graziano"
Come diventare molto ricchi (o almeno essere felici) è il libro scritto da Jacob Burak ed è stato uno dei più clamorosi successi editoriali israeliani degli ultimi anni (edito in Italia da Mondadori). Un libro curioso che rappresenta una lettura non convenzionale del fare business. Secondo l'esperienza non di un economista o di uno studioso ma di un uomo d'affari il cui nome è comparso più volte nelle classifiche dei 100 più ricchi di quella nazione. Jacob Burak, uomo d’affari, è stato il fondatore della Evergreen Venture Partners, uno dei più importanti fondi di investimento del Medio Oriente, specializzato nell'acquisire partecipazioni in società ad alto tasso di crescita. Una sorta di talent scout nel campo del business il cui obiettivo è stato per anni quello di scovare le aziende più promettenti in ogni settore, finanziarle, farle crescere e poi cederle con un lauto profitto.
Come diventare molto ricchi (o almeno essere felici) è il libro scritto da Jacob Burak ed è stato uno dei più clamorosi successi editoriali israeliani degli ultimi anni (edito in Italia da Mondadori). Un libro curioso che rappresenta una lettura non convenzionale del fare business. Secondo l'esperienza non di un economista o di uno studioso ma di un uomo d'affari il cui nome è comparso più volte nelle classifiche dei 100 più ricchi di quella nazione. Jacob Burak, uomo d’affari, è stato il fondatore della Evergreen Venture Partners, uno dei più importanti fondi di investimento del Medio Oriente, specializzato nell'acquisire partecipazioni in società ad alto tasso di crescita. Una sorta di talent scout nel campo del business il cui obiettivo è stato per anni quello di scovare le aziende più promettenti in ogni settore, finanziarle, farle crescere e poi cederle con un lauto profitto.
«Per 11 anni sono stato coinvolto totalmente nella gestione e il fondo ha avuto un tasso di rendimento superiore al 19 per cento composto l'anno. Tre anni fa, nel 2006, ho dato la gestione a dei giovani partner», racconta Burak che, prima di arrivare ai 60 anni, ha deciso di cedere la guida della sua società ai suoi partner più giovani per dedicarsi alla filantropia, alla scrittura e alla famiglia: «Non mi ha mai dato emozione figurare tra le persone più ricche del mio Paese. Il successo non è fatto di numeri, ma dalla sensazione di aver raggiunto ciò che desideri. E oggi posso permettermi di fare ciò che mi sta a cuore veramente».
I suoi segreti: I soldi non danno la felicità; è la felicità che dà i soldi, più sei contento e soddisfatto della tua vita, più è facile ottenere il successo finanziario. Insomma per far soldi non è necessario conoscere la Finanza, ma la psicologia. «Il mondo degli affari è il mondo delle persone, cioè il mondo delle loro debolezze», osserva Burak. Una tesi che ha fatto meritare il premio Nobel per l'Economia a Daniel Kahneman proprio "per avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d'incertezza". E che Burak ha provato sulla propria pelle sin dal suo esordio nel mondo degli affari.
«Gli affari non sono numeri, sono emozioni, persone. L'emotività gioca un ruolo fondamentale e, a volte, ha la meglio sulla ragione».Burak ha affrontato migliaia di incontri di affari forte di questa certezza. Chi compra qualcosa (anche un complicato prodotto finanziario) non sta più di tanto a sentire solo le ragioni economiche ma guarda spesso altri elementi. Simpatia, senso di coinvolgimento, voglia di riscatto, sogni... È anche questo d'altra parte che distingue gli uomini dagli scimpanzè. Burak usa la metafora degli animali per ricordare come le ricerche sul genoma umano e sul Dna hanno svelato come fra uomini e scimmie la differenza sia piccolissima. Il 98,76 per cento dei geni sono identici. Solo l'1,24 per cento ci distingue dagli scimpanzè. Una piccola ma grandissima differenza: «Gli uomini sono l'unica specie che riesca a immaginare il futuro, perché sono consapevoli della fine, della morte».
Quanto influenza il mondo degli affari avere qualche gene in più degli scimpanzè?
«Se sei affamato di vita vuoi creare qualcosa che resti. Un imprenditore è uno che vuole lasciare la sua impronta nella sabbia del mondo. E anche la felicità è legata alla nostra capacità di immaginare il futuro».
Ha detto: se tutti si comportassero in modo razionale, il mercato si fermerebbe. Perché?
«Per ogni venditore che crede di vendere alto, c'è un compratore che è convinto di comprare basso. Ed entrambi pensano che sia un affare. Il fatto è che gli esseri umani non sono razionali: sono emotivi, fragili, deboli. Molto dipende dall'educazione e dalla specie».
Quanto la felicità è ereditaria ovvero i geni determinano il nostro successo?
«Per circa la metà. Poi ci sono le circostanze della vita che contano per il 10 per cento: il lavoro, il matrimonio, il livello di reddito, l'altezza... Noi possiamo lavorare sul 40 per cento che rimane e aumentare il nostro livello di felicità».
Il denaro può servire come scorciatoia?
«Non solo il denaro non compra la felicità. Ma se addirittura credi che il possesso materiale ti renderà felice, questa convinzione ti impedirà di esserlo. Vale il contrario: più sei felice, più fai soldi».
La felicità rende ricchi?
«Lo dimostrano anche delle ricerche: un gruppo di ragazzi è stato seguito per dieci anni, dalla scuola al lavoro. Quelli che già da piccoli erano più felici, da grandi erano i più ricchi».
Facile affermare che i soldi non danno la felicità se a dirlo è un miliardario...
«Se si chiede a un gruppo di persone di elencare le cose che le hanno rese felici si scoprirà che ben poche di queste hanno a che fare col tasso di cambio del dollaro o il prezzo del petrolio. Da diversi anni viene stilata una classifica sui popoli più felici e in cima non ci sono affatto le nazioni dal reddito pro-capite più alto. Ma Paesi come Venezuela, Colombia, Vietnam, Nigeria. Dopo la riunificazione gli abitanti della Germania dell'Est erano felici poiché il confronto era verso gli altri Paesi dell'Europa orientale dove le cose erano peggiori. Ma il loro livello di felicità è sceso in pochi anni, perché hanno cominciato a confrontarsi poi con i loro vicini della Germania dell'Ovest. Si è osservato che i mendicanti non sono gelosi dei ricchi; ma sono gelosi dei mendicanti che hanno più di loro».
La fortuna nella vita non conta per nulla?
«La fortuna bussa alla porta di tutti, ma solo alcune persone sanno accoglierla. Alcune persone sono così rinchiuse dentro se stesse che non stanno neanche a sentire».
Era più facile essere felici nei tempi andati o oggi?
«La cultura dei consumi è la ragione principale della nostra mancanza di felicità. Questa è una cultura che dà molta importanza al confronto, e il confronto è quello che rovina la felicità. Il potere del business di oggi è come il potere della Chiesa cattolica nel Medioevo. E molte aziende sono più potenti dei governi. Hanno un'influenza globale e di sensibilizzazione tremenda. Tutto questo rende molto più difficile a molte persone trovare il proprio equilibrio».
«Gli affari non sono numeri, sono emozioni, persone. L'emotività gioca un ruolo fondamentale e, a volte, ha la meglio sulla ragione».Burak ha affrontato migliaia di incontri di affari forte di questa certezza. Chi compra qualcosa (anche un complicato prodotto finanziario) non sta più di tanto a sentire solo le ragioni economiche ma guarda spesso altri elementi. Simpatia, senso di coinvolgimento, voglia di riscatto, sogni... È anche questo d'altra parte che distingue gli uomini dagli scimpanzè. Burak usa la metafora degli animali per ricordare come le ricerche sul genoma umano e sul Dna hanno svelato come fra uomini e scimmie la differenza sia piccolissima. Il 98,76 per cento dei geni sono identici. Solo l'1,24 per cento ci distingue dagli scimpanzè. Una piccola ma grandissima differenza: «Gli uomini sono l'unica specie che riesca a immaginare il futuro, perché sono consapevoli della fine, della morte».
Quanto influenza il mondo degli affari avere qualche gene in più degli scimpanzè?
«Se sei affamato di vita vuoi creare qualcosa che resti. Un imprenditore è uno che vuole lasciare la sua impronta nella sabbia del mondo. E anche la felicità è legata alla nostra capacità di immaginare il futuro».
Ha detto: se tutti si comportassero in modo razionale, il mercato si fermerebbe. Perché?
«Per ogni venditore che crede di vendere alto, c'è un compratore che è convinto di comprare basso. Ed entrambi pensano che sia un affare. Il fatto è che gli esseri umani non sono razionali: sono emotivi, fragili, deboli. Molto dipende dall'educazione e dalla specie».
Quanto la felicità è ereditaria ovvero i geni determinano il nostro successo?
«Per circa la metà. Poi ci sono le circostanze della vita che contano per il 10 per cento: il lavoro, il matrimonio, il livello di reddito, l'altezza... Noi possiamo lavorare sul 40 per cento che rimane e aumentare il nostro livello di felicità».
Il denaro può servire come scorciatoia?
«Non solo il denaro non compra la felicità. Ma se addirittura credi che il possesso materiale ti renderà felice, questa convinzione ti impedirà di esserlo. Vale il contrario: più sei felice, più fai soldi».
La felicità rende ricchi?
«Lo dimostrano anche delle ricerche: un gruppo di ragazzi è stato seguito per dieci anni, dalla scuola al lavoro. Quelli che già da piccoli erano più felici, da grandi erano i più ricchi».
Facile affermare che i soldi non danno la felicità se a dirlo è un miliardario...
«Se si chiede a un gruppo di persone di elencare le cose che le hanno rese felici si scoprirà che ben poche di queste hanno a che fare col tasso di cambio del dollaro o il prezzo del petrolio. Da diversi anni viene stilata una classifica sui popoli più felici e in cima non ci sono affatto le nazioni dal reddito pro-capite più alto. Ma Paesi come Venezuela, Colombia, Vietnam, Nigeria. Dopo la riunificazione gli abitanti della Germania dell'Est erano felici poiché il confronto era verso gli altri Paesi dell'Europa orientale dove le cose erano peggiori. Ma il loro livello di felicità è sceso in pochi anni, perché hanno cominciato a confrontarsi poi con i loro vicini della Germania dell'Ovest. Si è osservato che i mendicanti non sono gelosi dei ricchi; ma sono gelosi dei mendicanti che hanno più di loro».
La fortuna nella vita non conta per nulla?
«La fortuna bussa alla porta di tutti, ma solo alcune persone sanno accoglierla. Alcune persone sono così rinchiuse dentro se stesse che non stanno neanche a sentire».
Era più facile essere felici nei tempi andati o oggi?
«La cultura dei consumi è la ragione principale della nostra mancanza di felicità. Questa è una cultura che dà molta importanza al confronto, e il confronto è quello che rovina la felicità. Il potere del business di oggi è come il potere della Chiesa cattolica nel Medioevo. E molte aziende sono più potenti dei governi. Hanno un'influenza globale e di sensibilizzazione tremenda. Tutto questo rende molto più difficile a molte persone trovare il proprio equilibrio».
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