domenica 7 novembre 2010

Come perdere 20.000 € di fatturato in circa un ora grazie ad un venditore a cui stai pagando il salario..

Sei in cerca di un venditore per rivitalizzare le vendite della tua azienda?
Beh, fai molta attenzione, perchè non basta definirsi venditori per esserlo davvero. Il fatto è che c'è anche chi, oltre a definirsi venditore genera pure dei danni....un esempio? Mi trovavo in una località a nord di Milano di cui chiaramente non posso fare il nome (Saronno provincia di Va), e un amico, esperto di vendite e di gestione dei venditori mi invita ad andare con lui nella concessionaria (di Saronno) dove ha comprato la moto un anno prima, mi dice: "E' il mio compleanno e mi voglio fare un reglo, voglio comprare il nuovo modello della mia moto, so che la posso dare indietro, me la valutano 8.000 € e con una aggiunta di 10.000 € mi danno il modello nuovo". Direi che le idee le aveva belle chiare.
Appena arrivati in concessionaria ci dirigiamo direttamente al venditore delle moto (ps la concessionaria è molto grande), il venditore chiaramente è lo stesso che aveva venduto la moto al mio amico un anno prima. Terminati i convenevoli il venditore chiede a cosa dobbiamo la vsita e il mio amico gli comunica che vuole acquistare il nuovo modello di moto appena uscito! Al posto del venditore cosa avreste fatto? Io tendenzialmente mi sarei congratulato con lui perchè è davvero una gran moto, gli avrei detto di salire sopra al modello in esposizione e intanto avrei tirato fuori il contratto per farglielo firmare...non mi sembra serva un genio per fare questo...Però serve un genio (del male) per dire questo: "Ma no, non ti conviene mica, la tua ha appena un anno non è che posso darti granchè e tu ci devi mettere altri 10.000 € in aggiunta alla moto che mi rendi, non ne vale mica la pena" (pressochè le esatte parole che ha detto il venditore)....
Congratulazioni hai appena "bruciato" 10.000 € di fatturato per la tua azienda, massacrando tra l'altro i sogni di un cliente che i suoi conti già li aveva fatti....
Mentre loro inizianoa aparlare di altro, io mi guardo intorno e vedo una moto che mi piace tantissimo e chiedo se posso salirci sopra. Il venditore mi dice di si (almeno questo...) e io, che mai ho avuto una moto in vita mia e forse manco saprei guidarla, mi immagino già per la strada con la mia bella moto nuova a pavoneggiarmi come un matto (Cotza non mi aveva ancora parlato della differenza tra Ego e Vero Sè). Nel frattempo si avvicina il mio amico e mi dice: "MAx sembrate fatti uno per l'altra!" Il venditore in un lampo di genio mi dice pure: "Guarda possiamo alzarla di altri 3 cm per renderla perfetta per la tua statura" In più, ancora per un mese te la posso dare con i bauletti a 10.500 € anzichè 12.500 € come da listino però ne ho rimaste solo due...
Se oltre a dire questo mi avesse dato anche una penna gli avrei firmato qualunque cosa!
E invece lui continua a chiacchierare col mio amico....
Io nel frattempo penso che in qualche manierà dovrò pure pagarla...quindi inizio a fare due conti e penso che se posso pagarla 100 € al mese per 5 anni più il riscatto finale si può fare (condizione simile a una pubblicità vista nella vetrata all'ingresso).
Per cui chiamo il venditore e gli dico: "Ok allora ti do 500 € di acconto e poi ti pago 100 € al mese col finanziamento" al che lui risponde: "No aspetta, adesso ti spiego, devi sapere che io sono un esperto dei finanziamenti della nostra casa, anzi, voi che fate dei corsi dovreste chiamare me che sono proprio bravo, visto che ne ho calcolati diversi magari ti applico uno di quelli", vabbè ero ancora in preda all'estasi della moto anche se la risposta non mi era piaciuta granchè...caspita ti ho detto che voglio comnprare, vendi!!!
Gli ribadisco la condizione a cui sono dosposto a comprare e lui cosa mi dice?
"Beh non è che te lo posso fare così in due e due quattro, magari adesso ti preparo una proposta con calma, tu ripassi di qua?"
A quel punto ho iniziato a pensare che a gennaio la moto non si usa poi così tanto, anche se molto bella, e che poi non ero totalmente sicuro della detraibilità fiscale e ...insomma tutta quelle serie di cose che ti fanno dimenticare come era bello stare li in sella....Risultato? Dopo una settimana l'ho chiamato per sapere a che punto era il preventivo (ancora non l'aveva fatto). Io avevo già deciso di rinunciare all'acquisto, però mi seccava di non aver ricevuto neanche una risposta. Dopo due settimane mi arriva il preventivo, totalmente diverso da quanto richiesto (no comment)...non  rispondo e da allora per due mesi mi ha chiamato una volta alla settimana per sapere se acquistavo...

Risultato: Due moto vendute con un solo ritiro per un fatturato di € 20.500 di mercoledì mattina a gennaio...bruciate da un venditore molto ben stipendiato.

Vorrei ringraziare il titolare della Concessionaria che da lavoro a una persona così (altrimenti graverebbe sul sistema assistenziale nazionale) anche se non credo che sia cosciente del comportamento di questo Signore che si spaccia per venditore.

Per quanto mi riguarda, beh forse è stata l'unica occasione vera per acquistare una moto in vita mia, ora devo pensare al Vero SE, e li le moto non girano... :-)

Alla prossima!

martedì 26 ottobre 2010

Sei ciò che mangi!

Attento a ciò di cui ti nutri, perchè potrebbe avere effetti ben diversi da ciò che ti aspetti...
La scorsa settimana ero a Bologna per assistere ad una conferenza di Roy Martina (medico olistico, coaching gestione dello stress, medicina tradizionale e alternativa) per la presentazione del suo nuovo libro.
Una delle riflessioni che mi ha colpito di  più è stata la citazione di una metafora di Gandhi che diceva più o meno così: "La rabbia è come uno che prende del veleno con la speranza che a morire sia il suo nemico"...
E' così quando siamo "arrabbiati con qualcuno...ce l'abbiamo con lui/lei ma la rabbia è dentro noi...
Per cui attento a ciò di cui ti nutri, se sulla confezione c'è scritto rabbia, meglio non mangiarla...

venerdì 8 ottobre 2010

ITACA di Costantinos Kafavis


Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
I Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro. 

Devi augurarti che la strada sia lunga. 

Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta;
piu' profumi inebrianti che puoi,
va in molte citta` egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca. 

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Interpretazione

Nella poesia di Kavafis, Itaca è una metafora. È la meta di un viaggio intenso come esperienza, il percorso lungo il quale il viaggiatore prende coscienza della condizione umana, e pur avendone esperimentato i costi decide di accettarne i limiti, affermando l’autonomia della sua coscienza e la sua libertà di determinarsi…
la vita va vissuta con coraggio. Non si devono temere le disavventure. Gli unici mostri che incontra sono quelli partoriti dalla fantasia del’uomo, nostro. Altrimenti spendersi fisicamente ed intellettualmente sarà sempre fonte di ricchezza e ci condurrà alla saggezza. L’unico principoi che deve spronare il viaggio è il luogo di origine, come luogo delle domande che incoraggiano al viaggio, e che accompagnano e trasforma l’uomo durante il viaggio fino a divenire al termine luogo in cui si trovano le risposte e la pacificazione.
È una poesia armonica, circolare, che cerca di interpretare il viaggio di Ulisse, come la parabola positiva della maturazione di un uomo. Gli dei, che ostacolavano il cammino, scompaiono dal mondo e rappresentano solo le intime resistenze che l’uomo oppone alla sua crescita; una volta che queste sono state vinte il mondo è in armonia con l’uomo, e quest’ultimo perfettamente all’altezza della realtà; la sua personalità è una, armonica; se egli avrà abbastanza coraggio, l’esperienza non proporrà dolori insuperabili e le diverse conoscenze si comporranno in una saggezza senza contraddizioni.

mercoledì 29 settembre 2010

Risultati Sondaggio: I soldi danno la felicità?

7 votanti, per 6 i soldi da soli non bastano a rendere felici, 1 dice assolutamente si...mi piacerebbe avere un commento più completo da parte di questa persona, ti va di scrivere il tuo pensiero qui sotto?
Luca Carboni nella canzona Farfallina cantava: "Si che i soldi lo so che non danno la felicità, immagina però come può stare chi non li ha" mentre Dorival Caymmi nella sua Saudade de Bahia "Povero di chi crede
Nella gloria e nel denaro per essere felice".

C'è qualcuno che può cortesemente scrivere qualche consiglio su "Ricco e Felice?"

lunedì 13 settembre 2010

Soldi, Felicità e Impresa

Cercando opinioni sul tema del sondaggio a fianco: I soldi danno la felicità?, ho letto un articolo di cui allego uno stralcio qui sotto che mi ha colpito.Personalmente sono in lotta col denaro da sempre, da ragazzino pensavo di non averne abbastanza, o comunque meno dei miei amici... da giovane ho iniziato ad averne di più, ma non abbastanza per acquistare tutte le cose che desideravo...poi ho iniziato a lavorare ed ho iniziato ad averne parecchi...e ne ho avuto paura...poi ho iniziato a perderli e ho provato un altro tipo di paura...finchè ho deciso di chiarire che cosa rappresenta per me il denaro e che funzione voglio dargli nella mia vita. Questo post è il primo di una serie di momenti di riflessioni legati al denaro che mi piacerebbe affrontare insieme a Voi, con il Vostro contributo di esperienze ed opinioni. Iniziamo dal sondaggio e da:


tratto da "…Lo dice Jacob Burak, miliardario israeliano Domenica 29 novembre 2009 di Salvatore Graziano"

Come diventare molto ricchi (o almeno essere felici)
è il libro scritto da Jacob Burak ed è stato uno dei più clamorosi successi editoriali israeliani degli ultimi anni (edito in Italia da Mondadori). Un libro curioso che rappresenta una lettura non convenzionale del fare business. Secondo l'esperienza non di un economista o di uno studioso ma di un uomo d'affari il cui nome è comparso più volte nelle classifiche dei 100 più ricchi di quella nazione. Jacob Burak, uomo d’affari, è stato il fondatore della Evergreen Venture Partners, uno dei più importanti fondi di investimento del Medio Oriente, specializzato nell'acquisire partecipazioni in società ad alto tasso di crescita. Una sorta di talent scout nel campo del business il cui obiettivo è stato per anni quello di scovare le aziende più promettenti in ogni settore, finanziarle, farle crescere e poi cederle con un lauto profitto.

«Per 11 anni sono stato coinvolto totalmente nella gestione e il fondo ha avuto un tasso di rendimento superiore al 19 per cento composto l'anno. Tre anni fa, nel 2006, ho dato la gestione a dei giovani partner», racconta Burak che, prima di arrivare ai 60 anni, ha deciso di cedere la guida della sua società ai suoi partner più giovani per dedicarsi alla filantropia, alla scrittura e alla famiglia: «Non mi ha mai dato emozione figurare tra le persone più ricche del mio Paese. Il successo non è fatto di numeri, ma dalla sensazione di aver raggiunto ciò che desideri. E oggi posso permettermi di fare ciò che mi sta a cuore veramente».

I suoi segreti: I soldi non danno la felicità; è la felicità che dà i soldi, più sei contento e soddisfatto della tua vita, più è facile ottenere il successo finanziario. Insomma per far soldi non è necessario conoscere la Finanza, ma la psicologia. «Il mondo degli affari è il mondo delle persone, cioè il mondo delle loro debolezze», osserva Burak. Una tesi che ha fatto meritare il premio Nobel per l'Economia a Daniel Kahneman proprio "per avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d'incertezza". E che Burak ha provato sulla propria pelle sin dal suo esordio nel mondo degli affari.
«Gli affari non sono numeri, sono emozioni, persone. L'emotività gioca un ruolo fondamentale e, a volte, ha la meglio sulla ragione».Burak ha affrontato migliaia di incontri di affari forte di questa certezza. Chi compra qualcosa (anche un complicato prodotto finanziario) non sta più di tanto a sentire solo le ragioni economiche ma guarda spesso altri elementi. Simpatia, senso di coinvolgimento, voglia di riscatto, sogni... È anche questo d'altra parte che distingue gli uomini dagli scimpanzè. Burak usa la metafora degli animali per ricordare come le ricerche sul genoma umano e sul Dna hanno svelato come fra uomini e scimmie la differenza sia piccolissima. Il 98,76 per cento dei geni sono identici. Solo l'1,24 per cento ci distingue dagli scimpanzè. Una piccola ma grandissima differenza: «Gli uomini sono l'unica specie che riesca a immaginare il futuro, perché sono consapevoli della fine, della morte».
Quanto influenza il mondo degli affari avere qualche gene in più degli scimpanzè?
«Se sei affamato di vita vuoi creare qualcosa che resti. Un imprenditore è uno che vuole lasciare la sua impronta nella sabbia del mondo. E anche la felicità è legata alla nostra capacità di immaginare il futuro».
Ha detto: se tutti si comportassero in modo razionale, il mercato si fermerebbe. Perché?
«Per ogni venditore che crede di vendere alto, c'è un compratore che è convinto di comprare basso. Ed entrambi pensano che sia un affare. Il fatto è che gli esseri umani non sono razionali: sono emotivi, fragili, deboli. Molto dipende dall'educazione e dalla specie».
Quanto la felicità è ereditaria ovvero i geni determinano il nostro successo?
«Per circa la metà. Poi ci sono le circostanze della vita che contano per il 10 per cento: il lavoro, il matrimonio, il livello di reddito, l'altezza... Noi possiamo lavorare sul 40 per cento che rimane e aumentare il nostro livello di felicità».
Il denaro può servire come scorciatoia?
«Non solo il denaro non compra la felicità. Ma se addirittura credi che il possesso materiale ti renderà felice, questa convinzione ti impedirà di esserlo. Vale il contrario: più sei felice, più fai soldi».
La felicità rende ricchi?
«Lo dimostrano anche delle ricerche: un gruppo di ragazzi è stato seguito per dieci anni, dalla scuola al lavoro. Quelli che già da piccoli erano più felici, da grandi erano i più ricchi».
Facile affermare che i soldi non danno la felicità se a dirlo è un miliardario...
«Se si chiede a un gruppo di persone di elencare le cose che le hanno rese felici si scoprirà che ben poche di queste hanno a che fare col tasso di cambio del dollaro o il prezzo del petrolio. Da diversi anni viene stilata una classifica sui popoli più felici e in cima non ci sono affatto le nazioni dal reddito pro-capite più alto. Ma Paesi come Venezuela, Colombia, Vietnam, Nigeria. Dopo la riunificazione gli abitanti della Germania dell'Est erano felici poiché il confronto era verso gli altri Paesi dell'Europa orientale dove le cose erano peggiori. Ma il loro livello di felicità è sceso in pochi anni, perché hanno cominciato a confrontarsi poi con i loro vicini della Germania dell'Ovest. Si è osservato che i mendicanti non sono gelosi dei ricchi; ma sono gelosi dei mendicanti che hanno più di loro».
La fortuna nella vita non conta per nulla?
«La fortuna bussa alla porta di tutti, ma solo alcune persone sanno accoglierla. Alcune persone sono così rinchiuse dentro se stesse che non stanno neanche a sentire».
Era più facile essere felici nei tempi andati o oggi?
«La cultura dei consumi è la ragione principale della nostra mancanza di felicità. Questa è una cultura che dà molta importanza al confronto, e il confronto è quello che rovina la felicità. Il potere del business di oggi è come il potere della Chiesa cattolica nel Medioevo. E molte aziende sono più potenti dei governi. Hanno un'influenza globale e di sensibilizzazione tremenda. Tutto questo rende molto più difficile a molte persone trovare il proprio equilibrio».

Che ne pensate?
Sondaggio: Ti senti felice?
Come prima apparizione in un blog pensavo peggio, 6 votanti, di cui 2 felici, 3 quasi e uno a volte.
Se consideriamo che uno dei votanti sono io, vuol dire che ho almeno 5 persone che sono interessate a quello che faccio, quasi tutte sull'allegrotto... Cari amici grazie mille, tornate presto per i prossimi blog e sondaggi!!!

mercoledì 8 settembre 2010

Sono un uomo giusto?

Ascolto tanta musica e guardo molti film. Trovo che siano grande fonte di riflessione e ammiro la sintesi di cui sono capaci gli autori (dote che purtroppo inseguo in modo vano).
 A questo proposito vorrei ringraziare pubblicamente Claudio Baglioni (o chi per lui) per lo stimolo che mi da con la frase: "se sono un uomo giusto o sono giusto un uomo" tratto dalla canzone Io sono qui.
Le riflessioni principali sono due: 1) Che cosa rende un uomo giusto e cosa lo rende non giusto? 2) Perchè mi ritrovo quasi costantemente a "giudicare" e suddividere il mondo in giusto o sbagliato, in buono o cattivo, bene o male? Personalmente penso che parte di questo nasca dal mio contesto culturale, sono nato, cresciuto e vivo in Italia, fin da piccolo ho frequentato l'ambiente parrocchiale del mio quartiere e dalla Spada di Damocle posta sulla testa di ognuno: il Giudizio Universale! Oltre a questo mi sembrava che la prima discriminante scritta fosse già presente nella Bibbia, nel primo Libro (la Genesi), dove si narra della crezione di tutte le cose da parte di Dio. Per come la ricordavo io, ad un certo punto Dio creava la Luce ed era cosa buona e poi creava le Tenebre e io ho dato per scontato che le tenebre tanto buone non sono. Per cui ho verificato, il testo ufficiale tradotto in italiano della Genesi riporta: "4Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre 5e chiamò la luce giorno e le tenebre notte." , niente di più...
Bene tutto questo per dire che pur ringraziando Baglioni per il suo interrogativo, da qualche giorno ho preso la decisione di ridurre costantementela mia suddivisione del mondo e delle persone in giusto o sbagliato etc etc, soprattutto utilizzando me come metro di paragone. Visto che sono molto allenato a fare il contrario, sto incontrando qualche difficoltà, per il momento, mi accorgo di alcune volte in cui mi auto-sorprendo nel giudicare,  ma già accorgersene potrebbe essere un buon segno.
Il dubbio che mi rimane è: Se perdo la mia capacità di giudizio come faccio poi a scegliere? Per il momento mi accontento dello spazio che si libera nella mia testa quando scelgo di non giudicare e ne approfitto per assaporare ciò che vivo per come si presenta e non per come lo filtra il mio "Giudizio". Purtroppo ancora accade di rado, ma sto cercando di allenarmi affinchè possa diventare spontaneo.
PS Se avete consigli, suggerimenti e/o commenti sono a braccia aperte!